Comanda sempre il dollaro…


Dopo un vero e proprio bombardamento di dati, con la Yellen che non sa più come giustificare la brusca retromarcia inserita sul fronte aumento tassi Usa, gli operatori continuano a guardare a “Sua Maestà il Dollaro” come il faro capace di indicare il porto sicuro per i mesi a venire.

Constatata la dipendenza di tutte le economia dall’export, aspetto enfatizzato a dismisura dalle scellerate politiche dei tassi a zero e dalle stamperie di banconote internazionali, lo scenario che si prospetta agli investitori è quello di una nuova “guerra valutaria” fra Giappone, Stati Uniti ed Europa per chi saprà “svalutare” meglio e, ovviamente, a discapito degli altri.

In un contesto del genere, anche a causa del “tormentone BREXIT”, l’Europa si presenta al tavolo delle trattative in palese debolezza, travolta/distratta dai timori di una eventuale uscita della Gran Bretagna dall’area comunitaria.

I mercati – come sempre – picchiano duro sul “nervo scoperto” e, nonostante il buon Mario Draghi si affanni a tentare di indebolire l’euro per favorire le esportazioni di una economia ancora asfittica, premiano il dietrofront della YELLEN riversando sul mercato i fiumi di dollari frettolosamente acquistati in previsione di una politica di aumento dei tassi americani oramai quantomeno “sbiadita”. .

Graficamente parlando, se l’euro è in un trend di recupero ben definito, diversa appare la situazione sul cambio USDJPY, alle prese con una potenziale figura di inversione rialzista (PULLBACK + FIBONACCI 50%) capace di ribaltare completamente lo scenario attuale.

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Le sorti dei mercati azionari e del rischio in generale appaiono quindi appese ad un filo sottile, rappresentato dai recenti minimi in area 105.30 del cambio USDJPY che, se dovessero tenere, potrebbero restituire importanti margini di recupero a Piazza Affari & company.

Viceversa, la violazione di area 105.00 sancirebbe la fine del circolo vizioso della “svalutazione competitiva” e riporterebbero i mercati di fronte all’annosa questione di come arginare o, meglio, far rientrare le tonnellate di banconote stampate negli ultimi anni che stanno decisamente condizionando se non stravolgendo le tradizionali politiche economiche mondiali.

Buttate via i vecchi manuali di Economia Politica, buttiamo via chi ci governa rifacendosi a questi modelli macro-economici oramai inapplicabili…

Smettiamola di “prevedere” e limitiamoci ad osservare ed agire, forse è l’unica strada per non trovarsi in serie difficoltà nei mesi a venire…

Pietro Paciello

Head of Business Development and Chief Analyst

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